Nuova Roma e nuovo stadio

Il 5 dicembre 2017 succede quello che un romanista non si aspetta mai, ovvero che nel giorno di una partita decisiva, invece di tornarsene a Trigoria con le pive nel sacco si festeggia un avvenimento per noi storico. Troppe volte in passato  abbiamo invocato la legge dei grandi numeri  per  spezzare quel “mainagioia” inesorabile ad ogni appuntamento importante con la storia. Sgombriamo il campo subito dalla prima obiezione, ovvero che la Roma non ha vinto nulla. E’ vero, ma non di questo si tratta, ma piuttosto del rovesciamento di un pronostico assolutamente contrario che già ci aveva proiettato al massimo in Europa League. Siamo arrivati prima del Chelsea e dell’Atletico, ovvero di due squadre fra le più inabbordabili d’Europa. Forse abbiamo già dimenticato gli sberleffi dei nostri avversari al momento del sorteggio. Forse, soprattutto, abbiamo dimenticato con quanta facile autoironia, noi stessi ci vedevamo fuori per l’ennesima volta, magari con qualche nuova umiliazione. E invece siamo lì e saremmo lì, anche se l’Atletico avesse vinto le due partite col Qarabag. Come secondi, ma avremmo passato lo stesso il turno. La cosa più positiva è che gli ultimi risultati hanno veramente riunito tutti i i tifosi   e i gufi per il momento sono andati, si spera per un lungo tempo,  a dormire. Perfino la vittoria striminzita di ieri, a mio avviso, dà il senso della “nuova” Roma. Una squadra avara di goleade ma anche di cedimenti improvvisi. Per me ieri la partita andava giocata così, con l’attenzione che va riservata a qualsiasi incontro, fosse anche contro la Scafatese. Se ci pensate bene è mancato solo il terminale offensivo, senza mettere in croce Edin, ci mancherebbe, ma per il resto la squadra non ha voluto rischiare, andando allo sbaraglio contro un muro, di perdere con  una squadra assolutamente inferiore, avendo ben presente  di cosa possano essere capaci alcune formazioni quando non hanno nulla da perdere.

Ripetere dei meriti di Di francesco mi sembra pleonastico. Il principale è che lui ha  soprattutto riportato le cose alla “normalità”, sgombrando il campo da tutto ciò che non riguarda il gioco, facendo sentire importanti tutti. Gerson ne è l’esempio più lampante, non tanto per quello che fa ma per l’impegno che ci mette nel volerlo fare. E tutti gli altri si sentono importanti in maniera “seria”, intendo dire senza frenesie o proclami, mantenendo la testa sulle spalle, dimostrando che ogni partita va presa con le molle. E chi se ne frega se c’è ancora qualcuno che ci considera dietro i grandi squadroni italiani……

L’ufficialità del progetto del nuovo stadio è il degno coronamento alla giornata romanista di ieri. Io non lo so se cambierà qualcosa, mi frega poco se sarà di Pallotta, a cui oggi bisogna quanto meno dire grazie, e la Roma ci andrà solo a giocare per 30 anni. Già sarebbe tanto per me assistere all’inaugurazione…., ma una battaglia vinta è sempre una battaglia vinta. In questo momento il mio pensiero va a Mario Mattioli e a tutti gli pseudo giornalisti in malafede che vorrebbero un monopolio bianconero per l’eternità.

Il vero romanista ama la sua squadra, ma più degli altri ama la competizione, a cui è abituato da sempre. A noi non interessano 5 scudetti di fila, non interessa avere gli arbitri a favore, non piace tanto  vincere con l’inganno o con la fortuna, (anche se a volte la tentazione è tanta e in molti casi la invochiamo), a noi interessa solo giocare alla pari con tutti.

Ed è quello che faremo anche grazie al nuovo stadio. FORZA ROMA

Condividi: