Non c’è tifoseria al mondo che non voglia veder vincere la propria squadra. Che sia il Barcellona o l’Atalanta, il Manchester o lo Sparta Praga, per  i tifosi cambia soltanto l’obiettivo, la linea dell’orizzonte: per alcuni salvarsi dalla serie B è il massimo a cui aspirare, per altri vincere un semplice derby regionale è come vincere la Champions. Un sostenitore del Barcellona invece, probabilmente sarà deluso quando la sua squadra vince “soltanto” il campionato.
La mia squadra, la Roma, appartiene a quel gruppo di squadre che ha un passato remoto da squadretta e un passato recente da aspirante “Grande Squadra”.
E’ dall’inizio del Terzo Millennio che alcuni tifosi romanisti sono convinti di poter competere  con tutto il mondo, mentre si disperano perché  pensano che non ci si riuscirà mai. La maggior parte di noi ospita in sé entrambe le sensazioni, tanto da rendere paranoica e schizofrenica la stessa passione per la Roma. A volte sembra proprio un rapporto ormai logoro con un partner, in cui si passa in breve tempo dall’amore all’odio, dall’entusiasmo alla depressione. La via di mezzo è poco frequentata, e neanche una lunga esperienza “sul campo” aiuta il tifoso romanista a considerare la situazione della squadra con maggiore equilibrio e saggezza.

All’indomani del derby più doloroso di sempre per noi, quello del 26 Maggio del 2013, ho deciso di reagire allo shock fondando un gruppo su Facebook, che ho chiamato Romanisti Comunque…
Già ma che significa?
Devo definire una volta per tutte cosa significa e perché ho scelto questo nome.
Una volta stabilito senza tanti giri di parole che il termine Romanista indica la persona che nutre una passione sfrenata per l’unica vera squadra della Capitale, una passione uguale a quelle di centinaia di altre nel mondo, ma che per noi assume un connotato particolare per quello che Roma ha significato e significa per il mondo (e pur non essendo io un paladino della “romanità” calcistica, non posso negare che questo nome pesa e parecchio… ) dobbiamo capire soltanto cosa c’entri l’avverbio Comunque.
“Comunque” è un avverbio che viene spesso usato al principio di una frase per un dare un senso momentaneamente “conclusivo” all’intervento che si fa durante un dibattito o una conversazione. (es. :“Comunque… per me la Roma è forte, voi fate come ve pare”….)

Ma se lo mettiamo alla fine, questo significato di “nonostante tutto”, “in ogni caso”, “a prescindere”, che lascia presupporre un momento o un periodo particolarmente negativo, per me assume una forza maggiore. Comunque Romanisti non è come Romanisti Comunque.
Anche dopo una sconfitta il Romanista Comunquista ha un solo pensiero: VINCERE LA SUCCESSIVA, non partecipa al facile gioco al massacro, non ha nostalgia di un passato glorioso o di qualche campione del passato che era di passaggio, si indigna ancora quando la Roma subisce un torto arbitrale e non sacrifica questa indignazione sull’altare del “Chi si lamenta dell’arbitro non è vincente”.

La nostra mission è uscire dalla monotonia depressiva del “MAI NA GIOIA”, con ogni mezzo necessario!

Il mio amico Lorenzo Alberti ha saputo rappresentare tutto questo in un post di qualche tempo fa prima di Fiorentina – Roma e che riporto per intero, perché lo considero esemplificativo di quello che per me è un ROMANISTA COMUNQUE. FORZA ROMA.

Critiche, Cassandre, delusioni, punti di vista, discussioni, “bastanoncelafacciopiù”, Pallotta, Totti, lo Stadio, le stronzate di melli, tricoloresarà, massimoquintoposto, la campagna acquisti, iturbe che vengono, iturbe che vanno,la coperta corta… ma io non vedo l’ora che cominci Fiorentina-Roma.
Poi, se andrà bene le sirene suoneranno a festa, se andrà male ricominceranno le critiche, le Cassandre, etc etc etc.
Ma, dopo, ci sarà sempre un’altra partita della Roma ed io – come sempre- non vedrò l’ora di ricominciare.
As Roma è per sempre.
L’unico Amore che non mi ha abbandonato mai per ogni giorno della mia vita. 
Grazie di esistere, Roma mia:
Forza Roma sempre e comunque.

 

Condividi: